L’uomo che ride
L’uomo che ride (The Man Who Laughs) del 1928 è un capolavoro del cinema muto americano, celebre per aver fuso il grande melodramma hollywoodiano con le atmosfere cupe e angoscianti del cinema espressionista tedesco.
Diretto dal regista tedesco Paul Leni e prodotto dalla Universal Pictures, il film è tratto dall’omonimo romanzo storico di Victor Hugo del 1869.
L’ispirazione per Joker
L’elemento più celebre legatò a questa pellicola è il suo impatto culturale sulla storia del fumetto. La spaventosa interpretazione di Conrad Veidt, con i capelli tirati all’indietro e quel sorriso forzato e grottesco ottenuto tramite una dolorosa protesi dentale, colpi profondamente i creatori di fumetti Bob Kane, Bill Finger e Jerry Robinson.
Nel 1940, quell’identico volto fu utilizzato come modello visivo diretto per dare vita alla nemesi di Batman: Joker.
Dettagli di Produzione e Stile
- Il Regista: Paul Leni fu ingaggiato dalla Universal proprio per importare a Hollywood l’estetica dell’espressionismo tedesco. Nel film si nota chiaramente l’uso di ombre profonde, scenografie distorte e un’illuminazione drammatica per riflettere il tormento interiore dei personaggi.
- Un film “muto” ma sonoro: Sebbene non ci siano dialoghi parlati (sostituiti dalle didascalie), la Universal distribuì il film utilizzando il sistema Movietone. La pellicola arrivò nelle sale con una colonna sonora sincronizzata composta da effetti sonori, rumore di folla e il celebre tema musicale “When Love Comes Stealing”.
- Il finale: Rispetto alla tragica e nichilista conclusione del romanzo di Victor Hugo, la produzione hollywoodiana impose un finale parzialmente modificato e decisamente più ottimista per andare incontro ai gusti del pubblico dell’epoca.
Trama
La storia è ambientata nell’Inghilterra della fine del XVII secolo. Il re Giacomo II, per vendicarsi di un nobile ribelle, fa rapire il suo giovane figlio, Gwynplaine, e ordina ai comprachicos (una banda di chirurghi itineranti che sfiguravano i bambini per farne dei freak da circo) di incidergli sul volto una smorfia di sorriso perenne.
Abbandonato a se stesso, Gwynplaine cresce e diventa un celebre fenomeno da baraccone in una compagnia teatrale ambulante, innamorato della dolce Dea (Mary Philbin), una ragazza cieca che non può vedere la sua deformità ma ne percepisce la purezza d’animo. La sua vita viene sconvolta quando si scopre la sua vera identità nobiliare, trascinandolo nei giochi di potere e nella spietata crudeltà della corte reale.
Produzione
Ecco tutti i dettagli principali sulla produzione e sul cast tecnico e artistico che ha dato vita a L’uomo che ride del 1928, un progetto titanico per l’epoca e un tassello fondamentale per la storia della Universal Pictures.
Il Team di Produzione e il Budget
Il film nacque come un “super-spettacolo” ad alto budget, sulla scia del successo di precedenti drammi gotici come Il gobbo di Notre Dame (1923).
- Produttore Capo: Carl Laemmle
- Il leggendario fondatore della Universal Pictures. Fu lui ad avere l’intuizione di acquistare i diritti del romanzo di Victor Hugo e di finanziare il film con un budget imponente (oltre 1 milione di dollari dell’epoca, una cifra stratosferica per il 1928), trasformandolo in una delle produzioni di punta dello studio.
- La genesi del ruolo: Inizialmente il ruolo di Gwynplaine era stato pensato per Lon Chaney (il “Uomo dai mille volti”), ma a causa di ritardi nell’acquisizione dei diritti del libro, Chaney firmò per un altro studio. Laemmle decise allora di virare su talenti europei.
La Crew Tecnica (I Maestri dietro la macchina da presa)
Dietro lo stile unico del film c’è un team di immigrati europei ed esperti di Hollywood che hanno saputo fondere due mondi cinematografici.
- Regia: Paul Leni.
- Ex scenografo e regista di punta dell’espressionismo tedesco (Il gabinetto delle figure di cera). Fu fortemente voluto da Laemmle per dare al film quel tocco d’avanguardia nordeuropeo, fatto di ombre geometriche e atmosfere opprimenti.
- Sceneggiatura: J. Grubb Alexander
- Firmata principalmente da Alexander, insieme a un team di adattatori (Walter Anthony, Mary McLean, Charles E. Whittaker) che dovettero limare gli aspetti più politici del libro di Hugo per adattarli al pubblico americano.
- Fotografia: Gilbert Warrenton
- Riuscì a tradurre in immagini le folli richieste visive di Paul Leni, alternando i movimenti di camera fluidi tipici di Hollywood con le inquadrature angolate e i forti contrasti di luce (chiaroscuro) dell’espressionismo.
- Scenografia: Charles D. Hall
- Un nome fondamentale per il cinema gotico: sarà lo scenografo anche di Dracula e Frankenstein nei primi anni ’30. I suoi set distorti per i bassifondi londinesi e la maestosità della corte reale sono rimasti storici.
- Trucco (Il Make-up storico): Jack Pierce (non accreditato ufficialmente ma supervisore effettivo)
- È l’uomo che pochi anni dopo inventerà i volti di Frankenstein, della Mummia e del Lupo Mannaro. Creatore, insieme all’attore Conrad Veidt, della dolorosa protesi metallica che forzava la bocca del protagonista in quel sorriso perenne.
Il Comparto Sonoro
- Musica ed effetti: William Axt e Erno Rapee
- Il film uscì nel periodo di transizione al sonoro. La colonna sonora originale sincronizzata fu curata da Axt e Rapee, che inserirono il celebre e malinconico tema d’amore “When Love Comes Stealing”. Vennero registrati su pellicola anche i rumori della folla e i suoni ambientali, una tecnologia rivoluzionaria per l’anno 1928.
Cast
Ecco il cast completo di L’uomo che ride (1928), suddiviso tra i protagonisti principali, i personaggi della corte e le figure del mondo del circo ambulante che accolgono Gwynplaine.
I Protagonisti
- Conrad Veidt nel ruolo di Gwynplaine (e di suo padre, Lord Clancharlie)
- Il personaggio: Un giovane nobile sfigurato da bambino per ordine del re. Diventa il celebre “Uomo che ride”, intrappolato in un perenne, grottesco sorriso. Veidt offre una delle interpretazioni più drammatiche del cinema muto, recitando quasi esclusivamente con gli occhi.
- Mary Philbin nel ruolo di Dea
- Il personaggio: Una ragazza cieca, pura e delicata, salvata da Gwynplaine quando era solo un’infante. È l’unica a vedere la vera bellezza dell’anima dell’uomo, ignorando la sua mostruosità fisica.
- Cesare Gravina nel ruolo di Ursus
- Il personaggio: Un filosofo e artista ambulante, burbero all’apparenza ma dal cuore d’oro. Accoglie Gwynplaine e Dea come figli, proteggendoli dal mondo cinico che li circonda.
- Zimbo il cane nel ruolo di Homo
- Il personaggio: Il fedele cane-lupo di Ursus, compagno inseparabile della compagnia teatrale e protettore della famiglia.
La Corte Reale e gli Antagonisti
- Brandon Hurst nel ruolo di Barkilphedro
- Il personaggio: Il vero motore malvagio della storia. È il giullare e cancelliere di corte, un uomo viscido e vendicativo che scopre il segreto della nascita di Gwynplaine e lo usa per i suoi complotti politici.
- Olga Baclanova nel ruolo della Duchessa Josiana
- Il personaggio: Sorella della Regina, una donna viziata, annoiata e sensuale. Rimane morbosamente attratta e affascinata dalla deformità di Gwynplaine, cercando di sedurlo per puro capriccio.
- Josephine Crowell nel ruolo della Regina Anna
- Il personaggio: La severa e spietata sovrana d’Inghilterra, che usa il suo potere per manipolare i destini dei nobili e mantenere il controllo sulla corona.
- George Siegmann nel ruolo del Dottor Hardquanonne
- Il personaggio: Il chirurgo dei comprachicos che sfigurò Gwynplaine da bambino. Viene arrestato all’inizio del film, dando il via alla riscoperta della vera identità del protagonista.
- Stuart Holmes nel ruolo di Lord Dirry-Moir
- Il personaggio: Il nobile inizialmente fidanzato con la Duchessa Josiana, che rischia di perdere i suoi titoli a favore del ritrovato Gwynplaine.
Altri Interpreti e Camei
- Sam De Grasse nel ruolo di Re Giacomo II (il sovrano che ordina la punizione di Gwynplaine nel prologo).
- Julius Molnar Jr. nel ruolo di Gwynplaine da bambino.
- Edgar Norton nel ruolo del Cancelliere.
- Torben Meyer nel ruolo di una spia di corte (non accreditato).
- Frank Puglia nel ruolo di un clown (non accreditato).
Genere
Il genere è una combinazione unica e affascinante che sfugge a una singola etichetta. Possiamo definirlo principalmente come un melodramma storico-drammatico con forti elementi gotici e horror.
Ecco come si dividono le sue anime cinematografiche:
Dramma Storico / Melodramma
Alla base c’è la struttura del grande melodramma in costume della Hollywood degli anni ’20. Ambientato nell’Inghilterra del tardo XVII secolo, il film esplora temi universali come l’ingiustizia sociale, l’avidità della nobiltà e, soprattutto, una struggente e pura storia d’amore (quella tra Gwynplaine e la cieca Dea). È un dramma sulla diversità, sulla sofferenza interiore e sulla redenzione.
Cinema Gotico e Horror (Protogotico)
Sebbene non sia nato strettamente come un film horror (all’epoca il genere come lo intendiamo oggi non era ancora codificato), la pellicola ne è considerata uno dei padri fondatori.
- L’atmosfera cupa, la presenza dei comprachicos (rapitori e sfiguratori di bambini), la deformità fisica del protagonista e le ambientazioni notturne lo inseriscono a pieno titolo nel filone del gotico cinematografico.
- Insieme a Il fantasma dell’Opera (1925) e Il gobbo di Notre Dame (1923), fa parte di quel trittico della Universal incentrato sui “mostri malinconici” che anticiperà i celebri Monster Movie degli anni ’30 (Dracula, Frankenstein).
Espressionismo Tedesco
Più che un genere, questa è la sua veste stilistica. Grazie alla regia di Paul Leni, il film adotta i canoni visivi dell’espressionismo:
- Uso esasperato del chiaroscuro e delle ombre.
- Scenografie distorte e angoscianti che riflettono lo stato psicologico distorto del protagonista.
- Atmosfera da incubo e recitazione fortemente teatrale e visiva.
Stile
Lo stile di L’uomo che ride è uno straordinario esempio di ibridazione culturale e tecnica. Rappresenta il punto d’incontro perfetto tra l’Espressionismo tedesco (visivo, spigoloso e psicologico) e il melodramma classico hollywoodiano (dinamico, spettacolare e narrativo).
Il regista Paul Leni ha preso la crudezza geometrica del cinema europeo e l’ha levigata con i mezzi imponenti degli studios americani, creando un’opera visivamente indimenticabile.
L’influenza dell’Espressionismo Tedesco
L’apporto visivo più evidente è la distorsione della realtà per riflettere il tormento interiore dei personaggi.
- Il Chiaroscuro Esasperato: Il direttore della fotografia Gilbert Warrenton usa luci violentemente direzionali. I volti e le stanze sono tagliati da ombre lunghe e minacciose. L’oscurità non è solo uno sfondo, ma un personaggio che simboleggia l’oppressione della corte e la sventura.
- Scenografie Distorte: Architetture barocche, corridoi sproporzionati, scale ripide e finestre dalle forme insolite. I set della Londra del XVII secolo sembrano quasi un labirinto da incubo (un approccio che influenzerà direttamente le scenografie dei futuri Dracula e Frankenstein della Universal).
Il Dinamismo della Macchina da Presa (La “Kammerspielfilm”)
A differenza dei primi film espressionisti fissi e teatrali (come Il gabinetto del dottor Caligari), lo stile di Leni qui è incredibilmente fluido e moderno.
- La telecamera si muove, si sposta tra la folla nelle scene del circo e si lancia in carrellate drammatiche durante i momenti di panico.
- C’è un uso magistrale del montaggio alternato e dei dettagli in primo piano per accentuare la tensione psicologica, una tecnica in cui Hollywood era maestra.
Il Trucco e il Body Horror Antelitteram
Lo stile del film passa inevitabilmente per il corpo del suo protagonista. Il lavoro di make-up su Conrad Veidt (curato da Jack Pierce) è una pietra miliare:
- Per mantenere la bocca spalancata in quel sorriso grottesco, l’attore indossava una protesi metallica interna con ganci che tiravano gli angoli delle labbra.
- Questo creava un contrasto stilistico potentissimo: mentre la metà inferiore del viso era bloccata in una maschera di finta allegria, la metà superiore (gli occhi e la fronte) esprimeva un terrore e una tristezza assoluti.
Dualismo Visivo: I Bassifondi vs La Corte
Il film gioca stilisticamente su una netta contrapposizione visiva e sociale:
- Il mondo del circo e dei reietti: Caratterizzato da atmosfere nebbiose, sporche, ma umane. La luce qui è più morbida, calda (nonostante la povertà), legata all’onestà dei sentimenti tra Gwynplaine e Dea.
- Il mondo della nobiltà e della corte: Freddo, geometrico, monumentale. I palazzi sono enormi e vuoti, a sottolineare la solitudine morale e la crudeltà dei potenti. Le inquadrature dall’alto rendono i personaggi piccoli e schiacciati dal potere della Corona.
Accoglienza
L’accoglienza di del film ha vissuto due vite completamente diverse: un debutto tiepido e controverso nel 1928 e una straordinaria riscoperta decenni dopo, che lo ha consacrato come un cult assoluto della storia del cinema.
L’accoglienza nel 1928: Shock e Incomprensione
Quando il film uscì nelle sale, l’accoglienza della critica e del pubblico fu profondamente divisa. L’opera si rivelò troppo audace e disturbante per gli standard dell’epoca.
- Il pubblico e la censura: Molti spettatori rimasero scioccati e genuinamente terrorizzati dal volto deforme di Gwynplaine. Il sorriso grottesco di Conrad Veidt non veniva percepito come “patetico” o “malinconico”, ma come puramente horror. In diversi paesi il film subì tagli della censura o divieti a causa della sua atmosfera morbosa e della sensualità disturbante di alcune scene (come il tentativo di seduzione da parte della Duchessa Josiana).
- La critica dell’epoca: I critici americani lodarono unanimemente l’incredibile sforzo produttivo della Universal, la regia visionaria di Paul Leni e la monumentale interpretazione di Conrad Veidt. Tuttavia, molti lamentarono che il film fosse “troppo cupo”, “morboso” e “angosciante” per essere godibile come intrattenimento commerciale.
- Il botteghino: Nonostante l’enorme campagna pubblicitaria, il film non fu il successo commerciale travolgente sperato da Carl Laemmle. Riuscì a stento a coprire gli altissimi costi di produzione (oltre 1 milione di dollari), penalizzato anche dal fatto di essere un film muto (seppur con musica sincronizzata) proprio nei mesi in cui il pubblico impazziva per i primissimi film interamente parlati (talkies).
La Riscoperta Critica: Il Mito del “Capolavoro”
Con il passare dei decenni, il giudizio sul film è cambiato radicalmente. Oggi L’uomo che ride è considerato uno dei vertici assoluti del cinema muto degli anni ’20.
- Il ponte verso il gotico Universal: Gli storici del cinema lo hanno rivalutato come l’anello di congiunzione fondamentale tra il cinema d’avanguardia europeo e i successivi horror hollywoodiani. Senza l’estetica di questo film, i vari Dracula (1931) e Frankenstein (1931) non avrebbero avuto lo stesso stile visivo.
- Il trionfo di Conrad Veidt: La performance di Veidt è oggi studiata nelle scuole di recitazione come un esempio sublime di espressione corporea e facciale, capace di trasmettere un’agonia straziante nonostante metà del viso fosse bloccata dalla protesi.
- L’effetto “Joker”: L’enorme popolarità globale del personaggio di Batman e del Joker ha riacceso i riflettori sul film. Generazioni di appassionati di fumetti e cinema sono tornate a vedere la pellicola del 1928 per ammirare la matrice visiva originale del supercriminale più famoso del mondo, trasformando Gwynplaine in un’icona pop immortale.
Oggi il film gode di un punteggio altissimo tra la critica internazionale (spesso vicino al 100% su piattaforme di aggregazione come Rotten Tomatoes) ed è celebrato per la sua rara capacità di far coesistere, in un equilibrio perfetto, l’orrore visivo e una profonda, commovente poesia.